Il Tempo dell’Arte

Il Tempo dell’Arte

Incontriamo il nostro tempo compie dieci anni. Progetto espositivo e spazio critico nato dall’esigenza degli artisti Riccardo Sanna, Luigi Fondi, Paolo Crucili di avviare una riflessione e un confronto sulle ragioni profonde dell’azione artistica nella contemporaneità.

Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo per percepirne non le luci ma il fascio di tenebre che proviene dal suo tempo (Giorgio Agamben). Con lo sguardo fisso in quelle tenebre gli artisti del gruppo hanno avvertito il vuoto di senso verso il quale l’arte è precipitata nel giro di boa degli ultimi anni del novecento e l’inizio del nuovo millennio.

Parlando dell’arte oltre il duemila A. Bonito Oliva scriveva: “luovo vuoto è l’affermazione dell’ultima generazione artistica all’inizio del terzo millennio: in un’epoca dominata dalla spettacolare vetrina telematica ne assume il guscio(vuoto), emblema di costretta leggerezza nel frammentario quotidiano che ci circonda”.

L’arte è sempre, nel bene e nel male, la cartina di tornasole del proprio tempo. Il nostro è testimone di cambiamenti epocali.

Nel passaggio dalla modernità alla post-modernità il mondo ha perso il vecchio assetto fatto di divisioni ideologiche, appartenenze culturali, confini, per diventare Sistema a comunicazione globale. A fronte delle accelerazioni determinate dalle strategie finanziarie e dai poteri economici che hanno inglobato nelle loro logiche l’intero pianeta, l’Umanità ha subito molte perdite: la dimensione utopica come spinta a immaginare il futuro, l’appartenenza, il senso del tempo e della storia. Tempi liquidi (per dirla con Z. Baumann) caratterizzati dalla generale sensazione di sradicamento, di mancanza di centro e di identità, di solitudini, di perdita di memoria di sé.

La necessità di Sanna, Crucili, Fondi di portare avanti una comune ricerca, fissarne i capisaldi, interrogarsi su quale debba essere la funzione dell’arte nel mondo globalizzato, ha innanzitutto il valore di rivendicare alla sfera artistica uno sguardo autonomo, un linguaggio libero e ri-generante, e di riconoscere ancora la capacità salvifica dell’arte di produrre senso fuori dalle logiche totalizzanti dell’economia e della spettacolarizzazione. Gli artisti del gruppo, pittori e scultori da un cinquantennio, si sono dovuti confrontare con un panorama dominato dalla fase calante di un’arte visuale che via via si è esautorata, uscendo dal proprio statuto, distruggendo tutti i propri paradigmi di riferimento, spesso ridotta a fare il verso alle avanguardie storiche, e alle neoavanguardie, come moda e clichè al servizio del mercato che è diventato Sistema (fatto di critici, gallerie, collezionisti, fiere espositive) ed ha progressivamente pervaso e inglobato nelle proprie logiche consumistiche il mondo dell’arte e la produzione artistica, “merce tra le merci, schiave del dogma dell’indifferenza estetica, condannate alla dannazione del prezzo.” (le parole sono di Ugo Nespolo)

Le questioni dell’arte che Sanna, Fondi, Crucili, pongono con forza nel loro manifesto programmatico, attraversano la coscienza di artisti e pensatori del nostro tempo, ed è significativo che le loro riflessioni abbiano incrociato il pensiero di due compagni di strada, importanti figure del novecento: Tito Amodei e Alessio Paternesi.

Come non vedere che l’arte contemporanea è soprattutto contemporanea dell’economia che la circonda?” Nicolas Bourriaud

Siamo nella giungla degli oggetti feticci e l’oggetto feticcio, si sa, non ha alcun valore in sé” Jean Baudrillard

Si può morire d’arte per aver scoperto di essere immersi in un brodo creativo svuotato di certezze e convinzioni” Ugo Nespolo

Sanna, Crucili, Fondi incontrano il proprio tempo ribadendo valori e principi attraverso l’etica di un mestiere e di un linguaggio, la pittura e la scultura, che lungi dall’essere evaporato nella smaterializzazione del concettuale, del relazionale e del digitale, nell’indistinzione tra materia artistica e oggetto comune, nell’everything is art, vuole continuare a tenere l’arte dentro il proprio sistema di valori, dove la produzione di senso, il valore estetico, la portata concettuale, l’abilità tecnica, quella misteriosa alchimia capace di creare bellezza (grande esiliata), sono i paradigmi per l’attribuzione di valore alla singola opera d’arte.

Basta entrare nello studio di questi artisti, scultori e pittori, per comprendere appieno quanto l’arte sia anche mestiere fatto di attrezzi, strumenti, tecniche, abilità, che l’artista eredita anche dal passato, e rielabora secondo la propria ricerca. Un corpo a corpo con la pietra, con i pigmenti, con i materiali, per guadagnare forma e figura al concetto. Un mestiere che porta con sé il valore del tempo del lavoro, tecnico oltre che concettuale. Così Tito Amodei: C‘è un rapporto tra la lunghezza del manico, il peso dell’accetta e il tuo corpo, quando con il tuo movimento entri nel legno con un colpo di accetta, ottieni la profondità che vuoi ottenere”.

Svincolando l’attività artistica dall’abilità tecnica l’arte ha rinunciato alla storia delle tecniche artistiche che appartiene al dna di ogni opera d’arte, e dunque ha rinunciato al passato. Smaterializzandosi, separando il concetto dalla materia, ha perso la dimensione della memoria. Nella pittura e nella scultura è insito il valore della sopravvivenza nel tempo, l’opera d’arte dialoga anche con il futuro. Gli artisti in mostra affermano l’importanza di non interrompere quel ponte di bellezza (quadri, sculture, monumenti) che gli artisti del passato hanno gettato verso il futuro, verso di noi, che ancora possiamo “vedere e recuperare, mirando il tempo remoto e quello nuovo, ricomporre il proprio essere avulso e sminuzzato dalle ore quotidiane, dal fracasso tecnologico”.(Cesare Brandi). Rinunciare a questa idea dell’arte, ancorare l’azione all’hic et nunc di tanta attività performativa contemporanea, vuol dire non saper più immaginare il futuro. Di fronte alle epifanie disincarnate (T. Macrì) delle ultime tendenze artistiche, che hanno portato l’arte al limite della riconoscibilità, occorre dunque restituire un corpo all’arte, e il corpo dell’arte è l’opera nella sua materica unicità. Questa la portata morale delle questioni che gli artisti di Incontrare il nostro tempo pongono, osservando le dinamiche della contemporaneità. Nell’epoca post-moderna dominata dalla scienza, dallo sviluppo tecnologico, e dalla diaspora del reale nel virtuale, spetta all’arte indicare altri percorsi, altre regioni del sentire e del pensare, tenere ancorata la coscienza alla dimensione del tempo, dello spazio dell’uomo, e alla imprescindibile necessità di una dimensione spirituale. Spetta ancora all’arte riportare l’uomo a sé stesso.

Tempo, coscienza, memoria, spiritualità.

Nella diversità di stile e personalità, Sanna, Fondi e Crucili indagano le relazioni tra tempo (della vita e della storia), coscienza e memoria, tra l’uomo e l’ambiente che lo ospita. Portano l’analisi dentro le fratture che la contemporaneità ha generato in queste relazioni. La ricerca di una dimensione spirituale, che ha tratto linfa dall’incontro con il pensiero dello scultore, pittore, poeta, padre passionista: Tito Amodei, accomuna l’espressione dei tre artisti.

Sono dense di misticismo le porte di Sanna, filtri, luoghi dell’osmosi attorno ai quali l’artista costituisce una serie di relazioni tra l’io e il mondo, tra coscienza e memoria, tra lo spazio dell’esistenza e l’infinito. Una visione poetica radiosa e pacificata con la caducità dell’uomo, percependo il mistero, il significato profondo di una dimensione altra che quella caducità comprende e trascende. Le porte di Sanna sono erose dal tempo, materia alla quale è affidato il compito di conservare e testimoniare la memoria, le tracce. Materia che Sanna impregna e porge a simbolo di sentimenti, ricordi, intuizioni sull’anima di luoghi e persone.

Per Luigi Fondi il valore del tempo è nella storia, nel patrimonio che l’arte ci ha consegnato. E’ lo studio filologico della memoria che la pietra porta con sé, il rapporto che nel tempo l’artista ha avuto con la pietra, la stratificazione di significati e storia delle tecniche di lavorazione che la pietra conserva e trasmette ai posteri. Il passato è un serbatoio di teorie, concetti, tecniche e saperi. Fondi procede attraverso lo studio filologico di quel patrimonio, dall’arte dei primitivi alla modernità. Scultore, estrae forme, simbologie, tecniche di lavorazione e significati che rigenera, risignifica con grande libertà stilistica e compositiva, portandone il nocciolo e il cuore nella forme che imprime alle sue opere, sculture e rilievi policromi, dove i materiali, legno, marmi, ferro e i linguaggi della pittura e della scultura si incontrano e si combinano come le frasi di un discorso sempre proteso all’attualità.

Nell’epoca della simultaneità e della frammentazione, sembra scomparsa la dimensione diacronica, il senso della continuità, il valore del Tutto.

La sensibilità artistica di Paolo Crucili nasce dalla totale compenetrazione nella natura.

La ricerca dell’artista è caratterizzata da evoluzioni, passaggi, smottamenti attraverso i quali interiorizza i paesaggi che appartengono alla sua anima. In alcune opere attraverso la scomposizione dei suoi paesaggi in frammenti di percezione, ha focalizzato l’attenzione sul rapporto tra il frammento e il Tutto.

Nelle ultime fasi della sua ricerca, costruisce geografie interiori dove il reale quasi scompare, introduce un elemento pittorico che è diventato distintivo della sua riflessione: il filo rosso che attraversa la tela. Metafora della memoria, della necessità di tenere vivo nella coscienza il collegamento tra cose anche lontane, tenere insieme le tappe della vita per non smarrire il senso del percorso.

Accomuna la ricerca di questi artisti l’esigenza di riconnettersi attraverso, nuove forme e significati, ad un tempo sacro e spirituale che è appartenuto all’arte dalla prima forma figurativa, l’impronta di una mano apparsa sulle pareti di una caverna, il primo tentativo dell’uomo di elevarsi attraverso il concetto, di levitare (ricordando un termine caro a Tito Amodei), di cercare il significato della propria presenza nel mondo, di sondare l’imperscrutabile. Tema che Sanna (Il passaggio, Dalla vita terrena alla vita eterna) e Fondi (Il mistero di una Cattedrale) affrontano direttamente in alcune opere, e Crucili sviluppa nella religiosa esplorazione della natura.

Le opere di Crucili attraversate da una profonda introspezione psicologica, ci portano nel tempo lungo dell’ascolto interiore, della meditazione, della contemplazione che trova eco nel misticismo delle porte di Sanna, nei ritmi verticali di alcune sculture di Fondi, moti ascensionali che culminano con le ali di una colomba (simbolo di purezza e innocenza nell’arte medioevale) colta nel momento di librarsi in volo nella spinta verso il cielo, o nella meticolosa bulinatura di punti in successione che introducono il concetto del tempo lento della meditazione, del raccoglimento, della preghiera.

Come l’arte, l’uomo non può prescindere dalle radici. Come l’arte, l’uomo non può omologarsi, non può rinunciare alla propria identità-unicità.

In Autoritratto di Riccardo Sanna c’è la porta socchiusa del suo studio, nella trasparenza dei vetri tutto si riflette e si compenetra: il cielo, il paesaggio all’orizzonte, i contorni delle case e delle strade, il pittore è lì davanti al suo cavalletto, ma è solo un’ombra poiché la sua essenza, è ovunque, come le sue opere e i suoi pennelli che invadono le vecchie mura del vicolo.

Nell’opera policroma Il pensiero vola Luigi Fondi non rinuncia a narrare la contingenza pandemica consegnando ai posteri la testimonianza di un momento storico. Si dipinge con il volto coperto dalla mascherina, mentre si affaccia dalla tavola-finestra di un interno buio. L’immagine di sé stesso a volto scoperto è dipinta lì accanto come una possibilità, sospeso tra la consapevolezza di una necessità e la spinta alla libertà. Nella costrizione del momento affida la libertà del pensiero ai suoi voli scolpiti, è l’arte la sua libertà.

Nel mondo intimo e sotterraneo di Paolo Crucili il colore attraversa la tela come una sostanza magmatica, crea campi di forze, flussi di energie. Il filo attraversa il ritmo vorticoso delle luminose onde cromatiche, attraversa le ampie campiture di scure tonalità,

legati al filo appaiono i pennelli del pittore. Crucili è lì, in quel filo che attraversa la vita.

Siamo tutto quello che è stato prima di noi, siamo tutto quello che ci ha attraversato, siamo il nostro sguardo sul presente, siamo quello che sappiamo immaginare del futuro.

Siamo tutto questo e un di più irripetibile, misterioso, diverso in ciascuno di noi. In quel di più c’è l’unicità. Per l’uomo come per l’opera. L’Arte può salvare entrambi.

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